Speciale Uomo Tricot

“Uomo Tricot”: dietro le quinte con la nostra stilista

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Il nostro Album “Uomo Tricot” è arrivato in edicola. È una proposta su cui contiamo molto, perché abbiamo trattato questa collezione con un’attenzione speciale. Volevamo che la maglia per “lui” fosse comoda, funzionale, ma anche bella, trendy, attenta ai dettagli. Che gli piacesse davvero.

Ci siamo riusciti? Noi ce l’auguriamo. Però la risposta ora sta a voi.

Intanto, per presentarvi i contenuti dell’Album ci è venuta un’idea: quella di chiacchierare con la stilista che ha collaborato alla creazione di gran parte dei modelli.

Lei si chiama Ilaria Vacchetto e intervistarla è stata per me un’occasione molto stimolante. Ho potuto infatti sbirciare dietro le quinte di una pubblicazione singolare e scoprire alcuni aspetti meno noti di questa figura professionale veramente intriganti. C’è da dire che molto del merito va a Ilaria, giovanissima stilista, che è stata capace di trasmettermi l’entusiasmo per un lavoro, il suo, costruito con competenza ma anche con tanta, tanta passione.

Quello che segue è il resoconto della nostra conversazione.

Trentadue anni e un lavoro interessante, che ti porta in giro per il mondo… Molte tue coetanee vorrebbero essere al tuo posto. Come sei arrivata fin qui, Ilaria, a lavorare in un mondo così affascinante ma anche tanto ostico?

Ho vinto un concorso in Vestebene – Miroglio Spa (Miroglio Group) dieci anni fa. Sono andata a scuola tutti i giorni per otto mesi. Poi ci sono stati gli esami, una selezione durissima. Li ho passati e di lì è iniziato un percorso che successivamente mi ha portato a diventare responsabile maglieria, per l’Italia e l’estero, del brand Motivi. Sono rimasta per quattro anni, fino al 2008, quando ho deciso di licenziarmi e aprire un ufficio mio a Torino, dove mi occupo sempre di maglieria e pronto moda.

Mi dicevi che sei una “stilista del filato”: che cosa significa?

Significa che ho studiato in particolare questo. Sono sempre stata molto curiosa dal punto di vista tecnico sia dei filati che delle macchine per farli. È un discorso piuttosto complesso… Riguarda le macchine, quali tipi di filato possono creare, e riguarda anche le calibrature dei vari materiali. Ogni filato ha infatti un titolo diverso a seconda dello spessore, da correlare sempre alla finezza della maglia…

Alla base della tua preparazione c’è quindi una competenza specifica sui filati. Ma tu disegni anche modelli per collezioni: questo è un altro aspetto del tuo lavoro…

Sì, l’altro aspetto del mio lavoro sono le tendenze moda. New York, Londra, Parigi, Shanghai… Si sta sempre all’erta per capire cosa succede in giro per il mondo, cosa si muove. Si sviluppano dei book di tendenza… Che occorre poi reinterpretare, mediare, a seconda delle esigenze del cliente che si ha davanti. Perché ogni cliente ha ovviamente un suo target.

Parliamo del nostro “Uomo Tricot”… Come sono nati i tuoi modelli? Come si lavora a una pubblicazione come questa?

La prima cosa da dire è che nel caso dell’“Uomo Tricot” si trattava di maglieria a mano, quindi un discorso completamente diverso da quello della maglieria a macchina. Come sempre, però, sono partita di nuovo dai filati e dalle tendenze moda.

Che cosa mi dici dei filati?

Per l’“Uomo Tricot” mi sono mossa tra due trend diversi, antitetici, ma che attualmente vanno molto insieme: i filati tecnici, performanti, e i filati naturali. Nei miei tableau di tendenza li ho usati entrambi.

Cos’è un tableau di tendenza (fr. tableau, quadro, tabella) ?

È una specie di “contenitore” nel quale faccio rientrare un argomento, un’idea, che sviluppo a partire appunto dal filato fino al capo realizzato, passando dalla lavorazione. Ti faccio un esempio. Per l’“Uomo Tricot” il primo tableau di tendenza che ho individuato e proposto sono state le righe: maglie e accessori rigati.

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E poi su quali altri tableau hai lavorato?

Sostanzialmente su altri tre. Mi interessava innanzitutto un’incursione nell’uomo sartoriale, per il quale si trattava di creare elementi da sfilata perfetta. L’esempio clou è quello della giacca ottanio. Volevo un’immagine, linee molto pulite, però con un discorso di punti, cioè di dettagli, accuratissimo. Magari anche di lavorazioni distinte sul davanti e il dietro.

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L’altro aspetto che volevo approfondire riguardava lo streetwear. Un esempio di questo stile è il gilet sportivo che ho declinato con le righe in verticale e un filato mosso, il “Textura”.

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Ho anche voluto esplorare il trend naturale. Ho utilizzato la lana “Camel”, 100% lana cammello, per disegnare un maglione semplice, a losanghe e trecce, che evidenziasse la bellezza del filato e la sua anima green.

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Per l’“Uomo Tricot” hai creato anche degli accessori…

È un discorso fondamentale soprattutto in relazione a un pubblico meno esperto di maglia a mano. Va molto bene per chi è alle prime armi o non ha tempo, ma vuole comunque indossare qualcosa di handmade. Inoltre sia nella donna che nell’uomo l’accessorio è un dettaglio di stile, il colpo d’occhio sicuro su un unico elemento.

Il focus dei tuoi accessori?

Direi un classico che si diverte sui dettagli. E mi spiego. Non volevo azzardare troppo, quindi mi sono concentrata sui filati: preziosi e giovani. Il collone gigante riprende, per esempio, lo stile streetwear inglese, ma a partire da un filato stampato, il “Sorrento”.

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Il bottonato della lana “Donegal” di questo coordinato lo vedi solo se ti avvicini. Solo da vicino ti puoi rendere conto, infatti, del suo carattere articolato. Da distante l’effetto rimane pulito, nitido.

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Una volta presentati i tableau di tendenza al cliente, una volta discussi e operata la scelta dei capi da realizzare, come procede il tuo lavoro in vista della pubblicazione?

Per rimanere all’“Uomo Tricot”, una volta superata la fase di confronto col cliente, è cominciata un’altra fase del lavoro di team. Cosa volevamo comunicare con questa collezione? L’idea era di una morbidezza complessiva, di un equilibrio anche grafico dell’immagine. E questo perché, specialmente in un album di maglia destinato all’uomo, la cosa più importante è sicuramente che la maglia si veda bene. Perciò tutto doveva assoggettarsi a questo criterio: colori, sfondi, titoli ecc. Il passo successivo è stato naturalmente quello di far realizzare i capi dalle nostre magliaie, abbiamo sviluppato i cartamodelli. Una volta che le maglie sono arrivate in redazione, mi sono attivata per creare il total look

Il total look?

Sì, è una fase del lavoro in cui, capo per capo, propongo tutto quello che serve a creare l’immagine fotografica, dai vestiti agli accessori. Che vengono procurati in un secondo tempo da un/una stylist. È ovvio che le indicazioni che do possono anche variare in corso d’opera, a seconda di quello che si riesce effettivamente a trovare e a seconda anche delle idee che possono venire al cliente o alle altre persone con cui collaboro. Poi si fanno due o tre prove di fotografia e si parte con il discorso del casting, la scelta dei modelli e delle modelle che indosseranno i capi, di cui però non mi occupo personalmente.

Direi che hai delineato piuttosto bene il percorso di costruzione di questo “Uomo Tricot”. Vorrei farti però ancora una domanda: come organizzi e strutturi le tue ispirazioni? Qual è il tuo metodo di lavoro?

È molto semplice: utilizzo delle scatole.

Cioè?

Poniamo che il mood di una collezione che mi è stata chiesta abbia a che vedere con l’Africa… Ecco, avrò una scatola con un’etichetta “Africa”. Lì finiranno spunti di tutti i tipi: tessuti, foto, esempi di tecniche, fotografie, materiali… tutto quello che riuscirò a trovare o che mi capiterà sottomano in tema. Finché un giorno non mi accorgerò di avere in testa un’idea, più idee. Molto conta anche l’impulso del momento. Qualche volta succede che all’improvviso il concetto che avevo in mente salta perché ho visto qualcosa in un posto, per strada, su un giornale. O dove vivo…

Per esempio?

Per esempio adesso che abito in Svizzera, i colori, le forme, i ricami che mi vengono e che elaboro, mi accorgo che sono più legati alla natura…

Per finire davvero… Mi sveli un tuo tocco, un tocco nascosto che hai messo nell’“Uomo Tricot”?

Certo! Se guardi bene, nella giacca ottanio ho inserito una rigatura multipunto 3D… Una delle mie sigle attuali…

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  1. montcinzia08-10-2016

    Buonasera. Anche io ho riscontrato lo stesso problema esposto dalla Signora Angela. Come posso risolvere? Attendo vostro gentile riscontro. Grazie in anticipo. Saluti. Cinzia

  2. angela02-11-2015

    Vi ringrazio per tutti i chiarimenti che mi avete mandato!

  3. angela25-01-2015

    Ho comprato subito il giornale appena uscito perché mi sono innamorata della giacca ottanio. Ma le indicazioni devono essere sbagliate perché quando si passa dal punto tela, che è bello compatto, al punto semi, che è normale, la lavorazione si allarga tanto e quando poi si ripassa al punto tela si ricompatta facendo una striscia ondeggiante. Sicuramente si dovevano o diminuire le maglie ( ma quante?) o cambiare i ferri ( ma quale numero?).Sicura di una vostra risposta vi saluto cordialmente.
    Angela Beato

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